From Japan to Kenya
Musica d'ambiente che si suona da sola, in Ableton Live: dal Giappone al Kenya, e da capo.
Quando
Aprile 2024
Dove
SAE Institute Milano
Ruolo
Sound Designer, Composer
Strumenti
Ableton Live 11, Max for Live
È un sistema che si suona da solo, costruito in Ableton Live, e non ha una fine. Non c'è una timeline: la sessione è una griglia di clip su nove tracce, e a decidere cosa parte sono le follow action delle clip e un device Max for Live sulla traccia degli sfondi. La musica attraversa due scene, il Giappone e il Kenya, con un bridge in mezzo e un ritorno all'inizio: la forma del giro è sempre la stessa, ventinove minuti, quello che suona dentro cambia ogni volta.
Quello che si ascolta qui sotto è un giro registrato, il 26 novembre 2024, uscito da Live com'era. Rifare la catena degli effetti nel browser avrebbe dato un suono simile, non quello; qui suona l'originale, e la Session View mostra clip per clip cosa il sistema ha deciso in quel giro.
Il giro
Un momento da guardare: 16:03. Sulla traccia degli sfondi parte la clip delle campane, e i suoi inviluppi fanno lanciare a PlayClip cinque clip su cinque tracce in un ottavo di battuta, tutte alla riga 32: SMP, MIDGROUND, LO|S, WTable, BTM. Le cinque lampeggiano per tre secondi, finché la sessione non arriva alla battuta 2272, e partono insieme. È il passaggio dal Giappone al bridge, e la griglia scorre da sola fino alla scena nuova.
Il resto del giro funziona allo stesso modo. Il sistema lavora tutto in Session View; il giro è stato stampato a lavoro finito, solo per vederlo, e la griglia ne rilegge i 581 lanci. Ognuno si spiega con la scena di partenza, con PlayClip o con la follow action della clip prima. Le clip tratteggiate non sono mai partite in questo giro. La striscia in alto porta alle scene, che partono sempre agli stessi minuti; premendo una clip, o il nome di una scena, si va a un momento in cui è partita davvero.
Come funziona

Il sistema decide su due livelli, e ognuno ha il suo strumento. In basso ci sono le follow action di Live: ogni clip dice cosa succede quando ha finito di suonare, o dopo un certo numero di battute. Le clip una sotto l'altra, senza celle vuote in mezzo, formano un gruppo, e la follow action sceglie dentro quel gruppo. In alto c'è un device Max for Live, PlayClip, sulla traccia degli sfondi, che lancia le clip delle altre tracce. 172 clip su 175 hanno una follow action accesa.
Le follow action portano il caso. Quando una clip di koto finisce, al 75% parte Any, cioè un'altra clip qualunque del gruppo, al 25% Jump alla riga 22. La riga 22 è una pausa: una clip muta che dopo dodici battute salta a un'altra pausa, che dopo quattro torna nel gruppo dei koto. Il koto tace così per sedici battute; nel giro registrato è successo due volte. Le pause sono clip vere con il volume a zero, perché una cella vuota non può portare una follow action.


PlayClip dirige, e non tira mai i dadi. Il device ha tre comandi: una traccia, un numero di clip e GO, che lancia quella clip su quella traccia. Nessuno li preme a mano: li muovono gli inviluppi di dodici clip di sfondo su diciassette. Nella clip delle campane l'inviluppo della traccia parte da 1, sale a 7 e scende a 5, 3 e 2, il numero di clip resta fermo a 32, e a ogni scalino GO dà un colpo: in un ottavo di battuta lancia le cinque clip della riga 32.
Le clip di sfondo si passano il turno senza caso. Usano Next e Jump sempre al 100%, dopo un numero fisso di battute: per questo le scene cambiano agli stessi minuti in ogni giro, e un giro dura sempre ventinove minuti. I lanci di PlayClip aspettano il multiplo di otto battute, e nel giro sono 45. Il caso lavora dentro le scene; la loro successione è fissa.
Le nove tracce

Le nove tracce sono divise in strumenti e in piani. Le prime cinque sono MIDI e suonano strumenti: un campionatore, quattro sintetizzatori FM, un Wavetable, sei batterie e un loop shifter. Le altre quattro sono audio e sono disposte per distanza: gli sfondi, un piano di mezzo, e due primi piani con i flauti e i koto, suonati in Kontakt 6 e registrati nella sessione.
Molte clip non contengono musica, ma istruzioni. Le clip della batteria e del loop shifter non hanno nemmeno una nota: accendono e spengono rack, e scelgono quali sequencer girano. Quelle del pad tengono le loro note, un accordo o una sola, finché la follow action non passa alla clip dopo; quelle dei battimenti una nota sola, e cambiano quali rami degli effetti suonano.
| Traccia | Cosa suona | La catena |
|---|---|---|
| SMP · pad | cinque campioni, uno per tasto, tenuti in accordi diversi per scena | Smooth Automator · rack con riverberi, Crystalline e Raindrops · Auto Filter |
| BTM · battimenti | una nota tenuta su quattro Operator; NORMAL, WIDER e SATURATE cambiano i rami degli effetti | Auto Filter · rack con Crystalline, Just a few Drops e CombFilter · rack con Saturator e Auto Pan · limitatore |
| WTable | le melodie di koto, flauti, campanelli, quenacho e canto, convertite in MIDI; all'inizio e alla fine una nota tenuta | Tremellow con un LFO · Fragulator · riverbero a convoluzione · due Spectral Resonator accesi dalle clip |
| D|R · batteria | sei batterie di fette di campioni, ognuna con uno step sequencer casuale | Crystalline · Granular-to-go · Just a few Drops e Max Degrader, accesi dalle clip |
| LO|S · loop shifter | un campione in loop, ridotto a glitch; si accende con le clip | nella sezione 6 |
| BACKGROUND · sfondi | un ambiente per scena, da Shibuya al Pow Wow; le clip si passano il turno senza caso | riverbero a convoluzione e Auto Filter · PlayClip · due rack accesi dalle clip |
| MIDGROUND · piano di mezzo | colpi di ocarina, xiao, vetro e campanelli; nel bridge voci isolate con iZotope; nella seconda scena voci Maasai | Auto Filter e Tremellow mossi da un LFO · Crystalline · Slow Shifter |
| FOREGROUND · flauti | flauti suonati in Kontakt 6, in un gruppo casuale | Max DelayTaps e riverbero a convoluzione, in parallelo |
| FOREGROUND · koto | koto suonati in Kontakt 6, in un gruppo casuale con due pause | Fragulator e riverbero a convoluzione |

Il pad cambia accordo di scena in scena, sempre con gli stessi cinque campioni. Ogni campione sta su un tasto, in loop con una dissolvenza incrociata. SCENA 1.1 ne tiene quattro, 1.2 tre, 1.3 due, e la follow action passa dall'una all'altra a caso; la transizione ne tiene uno, la seconda scena un altro, e il bridge li mescola. Dopo il campionatore, Smooth Automator fa scivolare il rack degli effetti da una variazione all'altra invece di cambiarla di colpo, e un Auto Filter taglia sopra i 6,66 kHz.

La batteria è fatta di frammenti, e li suona in ordine casuale. Ogni batteria è un campione tagliato in fette, fino a 64, con il suo step sequencer che avanza in direzione casuale. Le clip non hanno note: accendono il rack e scelgono quali sequencer girano. ON drum 1 ne lascia acceso uno, ON DRUM 2 tre, DRUMS 3 due; drop e degrade sono la stessa batteria con Just a few Drops o Max Degrader acceso. Crystalline e Granular-to-go, dopo le batterie, restano sempre accesi.
Il viaggio

La forma del giro è misurata in minuti. A 141 BPM, 141 battute durano esattamente un minuto, e le clip degli sfondi aspettano multipli di questa misura prima di passare il turno: 423 battute sono tre minuti, 282 due, 47 venti secondi. Solo la pioggia e il vento aspettano mezza battuta in più. Per questo le scene cadono sempre agli stessi minuti: lo Shinkansen a 1:03, Shibuya a 4:03, la pioggia a 7:03, il vento a 10:03, il mantra a 13:03. Le ultime due, l'Umbanda e il Pow Wow, passano il turno alla fine della loro clip.
Il viaggio va dal Giappone al Kenya in cinque capitoli. Il Giappone occupa i primi sedici minuti: i koto entrano con Shibuya, i flauti e la prima batteria con la pioggia, e con il mantra flauti e koto si fermano ed entra la seconda batteria. A 16:03 le campane aprono la transizione, a 19:03 entra l'ambiente tropicale del bridge, a 20:03 comincia il Kenya, e poco dopo arrivano il quenacho e le voci Maasai. A 27:28 parte il Pow Wow e il pad riprende uno dei campioni della prima scena; a 28:57 si ferma tutto tranne il pad, e a 29:07 PlayClip rilancia la riga 1.
Dentro le scene, ogni giro è diverso. Nella stampa i koto sono una fila di clip corte, ognuna scelta a caso fra diciassette, e lo stesso vale per i flauti, i colpi del piano di mezzo e le batterie. In un altro giro, agli stessi minuti, partirebbero altre clip, in un altro ordine.
Il loop shifter

Il loop shifter si sente poco, e per costruzione. Nel giro registrato resta acceso da 2:07 a 26:14, ma sopra −40 dB passano solo 44 raffiche, per lo più di un decimo di secondo. A deciderlo è l'ultimo device della catena, un Gate con la soglia a −22,2 dB: passa solo quello che la supera.
Prima del Gate, tre device si comandano a catena. Granular-to-go spezza il suono in grani e ha un tasto, Randomize, che rimescola i suoi nove parametri. Uno Shaper preme quel tasto di continuo, e un LFO con forma casuale ne sposta la velocità fra il 12 e il 92%. Nella stampa del giro ogni parametro di Granular-to-go cambia circa 7.700 volte in 24 minuti.

E prima ancora, un campione solo. Loop Shifter lo suona in loop; poi Limiter, Frequency Shifter in modo Ring, Delay in ping pong, un filtro a pettine su cinque note e Crystalline. Accendono tutto le clip on, che non hanno note, e lo spengono le off, come nella batteria. Nella sessione ci sono cinque LFO e due Shaper, e lavorano tutti così.
Le scelte
Quattro domande che vengono guardando la sessione.
- Come si fermano i flauti, se nessuno preme stop?
- Con un lancio: al mantra PlayClip manda sulle tracce di flauti e koto due clip mute chiamate
STOP, lunghe un quarto di battuta. - Perché nel bridge ci sono tre clip tropicali?
- È la stessa registrazione tre volte: due delle clip accendono, ciascuna, un rack di effetti spento sulla traccia degli sfondi.
- Chi muove il volume degli sfondi?
- La clip stessa: un inviluppo di volume disegnato dentro, fino a 63 punti sullo Shinkansen.
- Perché la sessione è in 1/4?
- Così una battuta dura un colpo: i tempi delle follow action si leggono in colpi, e «8 Bars» vuol dire otto colpi.
Crediti
Lavoro individuale, prodotto al SAE Institute di Milano, modulo SD.S1 Sound Design, docente Riccardo Giovinetto.
Federico Torregrossa